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27/6
27/06/2010

Una lettera al giorno, forse anche meno per Ayot e Jok.


Mangar ha imparato la sequenza dei segni dell'alfabeto, ma non riesce a memorizzarne il suono. È il capo villaggio, sa meno e impara più lentamente degli altri, ma non bisogna farlo emergere troppo. Si offenderebbe e non frequenterebbe più. In compenso, ha quasi capito come risolvere le addizioni a due cifre con il riporto, se solo scrivesse le decine di riporto sopra la colonna delle decine e non in mezzo alle unità e alle decine del risultato!


Mangau, al contrario, sa pronunciare tutto l'alfabeto, ma non conosce i grafemi. Ha iniziato a lavorare al compound solo una settimana fa e ha ancora quell'atteggiamento distaccato e riservato che hanno i Dinka quando entrano in contatto con una novità. La studiano da lontano, prima. Poi generalmente si tranquillizzano e diventano socievoli. Sta copiando e ricopiando le lettere dell'alfabeto per “got nohmde” scriversele nella sua mente.


Ayot e Jok sono una disperazione. Lo era anche David, all'inizio. Pensavo non ci fossero speranze: lettere e numeri a gambe all'aria, o in diagonale, o ruotati scambiando destra con sinistra. Un mese per capire che l'alto è diverso dal basso, come la destra è diversa dalla sinistra. Ma poi ha preso il via e ora sta alle costole del gruppetto dei quattro più svegli, Chol, Magon, Ajak ed Adhel.


Chol e Magon, uomini, devono aver frequentato la prima elementare, tempo fa. Nessuna difficoltà con l'aritmetica di base fino alle sottrazioni a due cifre con il prestito; qualcuna di più con l'inglese. Dopo l'alfabeto, stanno cercando da tre settimane di memorizzare come si scrivono i numeri dall'uno al dieci, i nomi dei mesi e quelli dei giorni della settimana. Il dinka non è una lingua scritta. Al di là di alcuni testi di canzoni religiose, di parte della Bibbia e forse qualche altro raro scritto, non ci sono libri nella loro lingua. Esistono una grammatica ed un vocabolario scritti da un religioso, Padre Nebel, che tutti gli stranieri usano come introduzione, ma per i madrelingua non si trova niente. L'alternativa per i Dinka del Sud è imparare a scrivere direttamente in inglese, con tutte le difficoltà che comporta una lingua dove il suono delle parole non corrisponde alla loro scrittura.


Anche Ajak deve esser stata a scuola, tempo fa. Mettere le mani nei ricordi confusi che aveva in testa è stato come riavvolgere un gomitolo dopo che ci ha giocato un gatto! Si metteva seduta ed iniziava a riempire pagine e pagine di numeri e lettere più o meno a caso. Siamo riusciti a rimetterle ordine in testa, riposizionando numeri e lettere nella giusta sequenza. In questo Chol mi ha aiutata molto, non risparmiandosi risate sonore, che coinvolgevano tutta la classe, ogni volta che guardava il quaderno di Ajak, che per fortuna, essendo donna, non si offendeva e rideva anche lei.


Adhel (Teresa) invece, ha incominciato da zero, dall'imparare a tenere la penna in mano. L'impegno e la caparbietà che ci sta mettendo hanno dell'incredibile. Macar  e Makol, i suoi due figli di due anni e mezzo e di sette mesi, l'aspettano fuori, controllati dalla cuginetta di sei anni, Apath e dalla figlia di Ajak, Athen, di quattro anni. Ogni tanto entra in classe Apath con in braccio Makol che deve mangiare. Adhel posa la penna sul quaderno, scosta la spallina della maglietta in mezzo ai due seni e allatta Makol. Se in quel momento è anche il suo turno di ripetere ad alta voce i nomi dei mesi, li mormora piano piano. Altre volte, invece, è lei che esce dall'aula per andare ad allattare. Rientra dimentica di non aver rimesso a posto entrambe le spalline della maglietta e riprende a scrivere i nomi dei mesi, pronta per il prossimo pasto di Makol.


Ayot e Jok… ah! Non vedo via d'uscita neppure dopo due mesi!


Perfino Luk, il watchman, ben più anziano di loro, ha imparato a scrivere i numeri da uno a cento, a risolvere semplici addizioni entro la ventina ed a scrivere l'alfabeto con le lettere maiuscole. Ora è alle prese con le minuscole. Ha impiegato un giorno tra la confusione e la meraviglia per convincersi che c'erano due modi per scrivere ciascuna lettera, il “capital” e lo “small” e che due grafemi diversi avevano lo stesso fonema. Ora è alle prese con le lettere “small”.


Ayot e Jok…uhllallà! Aiuto! Ayot sta scrivendo da un mese A,B,C,D,E,F e G. Sa i suoni, ma non li associa alle lettere. Il mese prima, ha riempito pagine e pagine di 1,2,3,4,5,6,7,8,9 e 10, ma non li riconosce ancora, purtroppo!


Jok viene a lezione, credo, solo perché ci vengono quasi tutti gli altri lavoratori, Marek e Kana esclusi. Copia una volta l'alfabeto e poi sta seduto buono buono, zitto zitto, passivo al massimo. Sto ancora pensando come comportarmi con lui.


Questa è la mia classe di adulti, che ruba un'ora alla pausa pranzo, dal lunedì al venerdì. 


Arrivano tutti puntualissimi alle due, con le loro borse di plastica, dove tengono il quaderno e la penna che gli ho dato, per ripararli dalla pioggia.


Li seguo uno per uno, girando come una trottola.


Questa è l'alfabetizzazione degli adulti: tanto lenta, tanta pazienza, tanti momenti ilari in dinka che io non capisco, ma sono tanto contenta che loro si divertano.


Mi piacerebbe che per dicembre sapessero sommare e sottrarre numeri fino al migliaio, in modo da poter gestire meglio il loro stipendio.


Mi piacerebbe anche che imparassero qualche parola di inglese, per poter comunicare con i volontari che decidono di passare qualche mese a Bahrgel!

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