Carissimi,
sentiamo racconti di sconti tribali in media una volta ogni due mesi.
L'ultimo, il venti febbraio, è stato molto vicino.
Due giorni prima, verso le tre di notte, avevamo sentito un grosso spostamento di mucche: campanacci, muggiti, cani che abbaiavano, richiami umani, colpi di panga sul dorso delle bestie…
La curiosità di qualcuno di noi ha avuto la meglio sul sonno: a colazione si parlava di parecchie centinaia di capi di bestiame che si stavano recando verso il fiume.
Più tardi, Mangar ci ha riferito che si trattava di Dinka Gok che stavano scappando dai Dinka Rek.
Le tribù Dinka stanziate qui attorno sono tre: i Gok a Cueibet, gli Agar a Rumbek e i Rek a Tony.
Fra tribù e tribù non corre buon sangue.
Fino a cinque anni fa, erano tutti uniti contro gli Arabi, nella guerra per separarsi dal Nord; ma nel 2005, quando è stato firmato il C.P.A. (Comprehensive Peace Agreement), hanno ripreso le ostilità fra loro. Ostilità basate su furti di bestiame e uccisione di qualche persona che oppone resistenza.
La vendetta segue sempre, anche se spesso non tiene conto del colpevole: rare volte chi ha commesso il furto o l'omicidio paga di persona. Il più delle volte il reo se la dà a gambe e la vendetta viene perpetrata ai danni della famiglia o addirittura della tribù.
Qualcuno deve pagare, sempre e comunque, quindi se il responsabile manca, si prende una persona a lui vicina.
Ma torniamo a noi ed agli avamposti della tribù Gok verso Tony, che si sono spostati al fiume, dietro al nostro compound.
Sabato pomeriggio, Delfina, Antonella ed io andiamo a fare una passeggiata verso Marial Cum, il cattle – camp posizionato a sud – est del nostro compound, a circa tre chilometri.
È bello vedere tutta la prateria, di solito deserta, piena di mucche!
Lungo il sentiero, qua e là, sotto gli alberi, sono accampati gli sfollati con i loro pochi averi: cesti di vimini, zucche vuote per l'acqua o per il latte, qualche straccio e qualche stuoia. Come è loro uso, stanno ripulendo il terreno da arbusti e sterpaglie, sia come precauzione contro serpi e scorpioni, sia per piantarvi i famigliari paletti di legno dove vengono legate le mucche durante la notte. Su qualche appezzamento, c'è ancora il mucchietto di sterco fumante, che viene acceso la sera e brucia lentamente per tutta la notte, per tenere lontane mosche e zanzare.
Al primo accampamento, le persone ci vengono incontro, come al solito.
Chiedono sura (foto) e alaua (caramelle). Per fortuna Antonella ne era ben rifornita!
Tentiamo di accomiatarci, ma una donna inizia a parlarci concitatamente, alzando le braccia, come fanno loro, per mimare la posizione delle corna dei buoi: la destra con l'avambraccio piegato a livello della fronte e la sinistra in verticale, leggermente piegata sopra la testa.
Non capisco. Chiedo se c'è un bue particolarmente bello da fotografare, ma mi dice di no. E continua ad invitarci a prendere un sentiero a sinistra, che ci avrebbe riportato al villaggio.
No, noi vogliamo andare a Marial Cum!
Boh, ancora non so se stava tentando di metterci in allarme.
Proseguiamo; incontriamo due moto con gente armata ma non ci facciamo caso, ed arriviamo finalmente al cattle – camp.
Ci sono tante persone, come non ne avevo mai viste. Ma l'atmosfera è strana.
Passa un'altra motocicletta.
Nel prato tra gli alberi ed il fiume, i mandriani si stanno dirigendo in massa verso ovest, con i loro tipici camicioni blu, lunghi fino a metà coscia.
Attorno a noi, solo donne. Dagli alberi, poi, continuano a sbucarne altre, con bambini e qualche anziano.
Anche loro sembrano disorientati.
C'è un'aria strana… non avevo mai visto prima tutto questo movimento di persone e soprattutto le persone del cattle – camp così poco accoglienti. Di solito danno la mano, vengono intorno, chiedono ripetutamente come stai, dove stai andando, da dove vieni…
Invece, ci guardano tutti a distanza. Qualcuno saluta, sì, ci dà la mano, ma sono pochi, e poi si parlano subito tra loro.
Aspettiamo qualche minuto, per tentare di capire. Niente. Salutiamo cordialmente, ringraziamo e giriamo i tacchi.
A tre quarti di strada, vediamo Padre Giovanni con la Land Cruiser.
Penso subito che si sia preoccupato, anche se eravamo fuori solo da un paio di ore, e che sia venuto a controllare dove eravamo.
Delfina ed io lo salutiamo dall'ombra della palma dove ci eravamo sedute, un po' discoste dal sentiero. Si precipita verso di noi, tira giù il finestrino e ci ordina:
- Tornate a casa immediatamente! Ci sono dei disordini e hanno ucciso il Grande Capo! –
Saltiamo in piedi, chiamiamo Antonella che era andata un po' più il là a fotografare le mucche, e ci affrettiamo verso casa. Non corriamo, però: se fossimo state in pericolo, Padre Giovanni ci avrebbe caricate nella macchina; invece ci ha lasciate lì e ha proseguito dalla parte opposta con Mangar e qualche bimbo per le traduzioni.
Fuori dal recinto incontriamo Daniel, che ci mette al corrente dell'accaduto.
Tutti i capi dei Dinka Gok spostatisi la notte scorsa, si erano recati a Cueibet per farsi dare le armi per combattere contro i Rek. Con loro c'era anche il Paramount Chief, il Capo dei capi, che appoggiava la richiesta.
Mossa astuta!
Da mesi è in corso il disarmo, e la polizia ha l'ordine di sparare a chiunque si rifiuti di consegnare le armi!
Il mese scorso, ad Akoth, un villaggio tra Rumbek ed Yirol, hanno ucciso un bambino perché aveva negato di avere alcunché in casa. Quando, impaurito, ha consegnato il piccolo arsenale, lo hanno ucciso. Tutto il villaggio è insorto e venti persone, tra militari e civili, hanno perso la vita.
Al rifiuto dei militari di aprire il deposito per il reparto di pronto intervento, i capi hanno assaltato la Santa Barbara, suscitando la reazione armata dei militari.
Daniel non sa l'ammontare di morti e feriti. Sa solo che il Paramount Chief ci ha lasciato le penne e che il fratello di Mangar è arrivato al compound, trovando un fortuito passaggio in moto, con entrambi gli stinchi sforacchiati.
Padre Giovanni stava andando a cercare chi avrebbe potuto curarlo.
Entriamo nel compound.
Chiediamo a Paolo come mai il fratello di Mangar sia tornato al villaggio e non si sia fermato all'ospedale a Cueibet, dato che era là.
- L'avrebbero fatto fuori – ci risponde.
È vero, come abbiamo fatto a non pensarci prima? Forse la logica di guerra non fa parte di noi.
Paolo aggiunge che anche Kongoor si è subito messo in macchina per scappare a Rumbek.
Arriva Peter, invece, sorridente: è entusiasta del dottore che nel frattempo Padre Giovanni e Mangar erano riusciti a trovare ed a portare al compound. Dottore che non parla inglese, quindi non ha finito neanche la Primary, ammesso che l'abbia cominciata.
- He's the best, you see? He can go inside like this and take out the bones,
you see? –
No, Peter, no che non “see”!
Figurati se guardo uno che allunga il buco delle ferite fino a dieci centimetri, con le forbici che uso per tagliare l'insalata, e poi con le dita sfrazza dentro lo stinco per tirare fuori pezzi di osso e proiettili!
E poi figurati se guardo che lo ricuce con i miei aghi e la mia pinzetta!
Altri, invece, erano molto più curiosi di me. Specialmente i bambini.
C'erano almeno una trentina di persone assiepate attorno al dottore.
Intanto, sotto i manghi, Majak piangeva la morte del padre.